Ottobre in fine

Novembre già s'annuncia e ci fa segno
dei primi freddi e di un languor di sonno.
Tornano lampi e tuoni, notte e giorno
a disturbar riposo, oppur l'impegno.
Il sole appare indebolito e stanco
e i campi sono scialbi e desolati,
alberi e fiori smorti ed avviliti,
da venti tormentati e dalle piogge.
Ritorneranno in vita a primavera;
ma tra gli umani, molti non saranno;
ché quando a ciascun dì segue la sera,
per tanti notte vien senza ritorno
e invano sorgerà la calda la sfera.
Quel sonno che ci dà ristoro in vita,
li mena al precipizio dell'oblìo.
Che giova essere tristi ed avviliti?
Meglio forse sperare in altra vita,
qui sulla terra o chissà, in ciel, se puri.
È nell'incorruttibile Universo,
ove la vita esiste e si trasforma,
essendo in un costante divenire,
che credo, ognun di noi ritrovi un posto.
Intanto il gran mister sempre ci angoscia;
tormenta l'uom, che tutto vuol scevrare.
Non vuol lasciare, non essendo edotto
e in questo, solo un dio lo può aiutare!
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L'autore
pompeo conte
Diploma "TIM e vari altri di natura professionale, ma la passione più profonda è verso le materie letterarie, che lo fanno sentire un eterno studente. Conoscenza di diverse lingue straniere, con permanenze all’estero. Ogni risultato nella vita è sempre giunto con un certo ritardo, ma va bene anche così. Pensionato, ris
Commenti (1)
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Maria Rosa Cugudda28 ottobre 2011
Una stupenda e profonda opera che coinvolge e descrive a perfezione la natura e nel contempo l'uomo con i suoi dubbi e i suoi misteri. Letta con piacere ed apprezzata particolarmente anche per stile.
