Il filo dell'eterno
Giorgia Spurio
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-E si posa sottile...
come lama-
Le spine sulle nuvole,
d’oro per pungere anche le piume
alle ali,
di rondini che non riescono
-più- a tirar fuori – dall’utero dell’etereo-
quella –dannata- primavera-,
e va veloce, senza –mai aspettare-
l’eco che il tempo
si ritrova nel vuoto del suo grembo.
-E si posa fragile...
come punta di un coltello-
Le cavità che ha il cielo,
è il grido –l’urlo-
propagato dall’aria congiunta
come anima –con le vesti strappate-
come il lupo che tra le ossa le ulula
-dentro- tra le vene e –il fegato-
dove si annida il grigio che ha il nuvoloso,
e la cenere che sputa fuori.
Non c’è...
Non c’è più,
la mano che tanto hai baciato,
-bruciato-,
e quel mignolo legato al silenzio.
E la sillaba di un... amore,
balbuzie nell’occhio,
dove la ciglia bianca
chiude ogni finestra,
perché si ha paura
delle parole del vento.
-Non c’è...
Più- eppure dal crepuscolo
si alzò anche –un solo raggio-
Un filo dell’eterno, dal sole.
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Giorgia Spurio
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