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Introspezione 1 novembre 2011 · lettura 2 min · 4963 letture

Nel cappotto di scotch e umida nebbia

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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Riarsa, -eppure la baciavi- la gola bianca, tra i rovi e le mani, tra le dita e il sangue dei rami. E ho portato acqua, pioggia raccolta tra le braccia, fino alle colline gialle, per i laghi scordati, e le voci impigliate tra corde e violini -forse chitarre...- E ho acceso per capire chi siamo, -acceso la luce- lì, -sul comodino- Per vedere in faccia il buio, e cadere sul cemento per baciare marciapiedi, e saltare –con le labbra spaccate-, scuotere la mente –nella testa, fino a staccarsi-. -Dj, metti su, altra musica- E le lune ruotavano, come gli occhi che hanno i ratti, e le pupille dei topi, giù, tra gli odori delle strade, giù, tra la terra –e il cielo-, ovvero, tra la terra e l’inferno. Avevo tutto in un carrello, la mia casa in un cartone, e seguivo le luci dei bar, fin dove i lampioni finivano, e mi piaceva finger di sentir cantare, mi toglievo il cappotto marrone di scotch. -Su, Dj, metti su, ancora musica- Ballava anche la nebbia, tra i vetri e le bottiglie sul suolo, tra i sandali e i piedi, e il vento degli ultimi giorni. E io dimenticavo i miei nomi.
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Giorgia Spurio
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Commenti (1)

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Barbara Golini1 novembre 2011

e già dal titolo la premessa alla poesia. Bella bella nel verso nel sentire e nel maneggiare della poetessa di immagini e suggerimenti metaforici che lasciano spazio al sentire e al godere di questa poesia.