Il ti amo che non t' aspetti
Motolese Ciro
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Mani alle labbra
quasi a trattenere
la parola che non t'aspetti,
venuta fuori
come un singhiozzo dell'inconscio,
un gesto dell'anima incarnato,
un riflesso innato
del se' più vero
che riaffiora dentro
nella distrazione di un momento,
come un'inaspettata visita domenicale,
a cui non si puo' essere inospitale.
Quel ti amo che non t'aspetti,
e' l'incedere di Dio
nel tuo io,
e lascia il segno,
un colpo netto alla gola
dato da dentro,
e poi è solo
un'emorragia incontrollata
d'affetto.
Un morso fatale del passato
che ritorna sulla sua impronta
tu questo volevi?
Invece è solo il nuovo che arriva
quello a cui non credi.
Un esercizio di mancate partenze
e di immutevoli distanze,
di speranze
socchiuse
come persiane
nell'avanzo
di un'estate.
Un'inclinazione sentimentale
d'altri tempi,
di respirazioni all'unisono
fatte in lontananza,
unite insieme
in una congiunzione molle
a formare
una collana antica.
Il digitare di Dio
su un paio d'anime in fuga.
Uno strano accoppiamento salmastro
come di salsedine e capelli,
tutto questo è l'unione del mio affetto
con la tua ritrosia.
Sentii sempre,
da cerebrale,
che il celere cercare
affetto da comprare
fosse male.
Peccato tu non
la pensassi uguale.
Ma al suo fianco,
dentro,
poi,
lo sai,
e' solo il vuoto
quello che rimane.
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