I papaveri in via del cielo
Giorgia Spurio
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La luna, -sembra sempre-,
una donna, o delle guance,
l’occhio di un gufo,
e quella sera, era una testa che rotolava
sul campo dei grani,
oltre le betulle del sanguinaccio,
oltre... dove le stelle si posavano
su steli e erba.
La luna, palla che correva
giù per i pendii,
per ponti franati,
e alluvioni senza fiori.
La terra era nera,
la chiamavano il petrolio senza oro,
e le bimbe accorrevano a guardarli,
le orchidee rosse dal gambo bianco.
Era una nuvola, la brina
che scendeva sui capelli della luna,
lungo il nascondiglio delle falene bianche,
una scia lasciata per le strade ghiacciate dal fango.
Lì, dove non si sa delle tombe,
nel luogo dove rimangono seppellite
le bocche –rosse-
e gli occhi chiusi –per terrore-
senza sapere, che la terra ci accoglie
-con orrore- con amore
-con rabbia- con cura.
I capelli si fondono ai fiori,
e i ricordi si stampano sul candore
del collo invisibile che allunga la luna,
quando risale, con fatica,
oltre i fiumi, e le carreggiate inondate,
fin sulla via del cielo.
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Giorgia Spurio
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