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Riflessioni 11 novembre 2011 · lettura 1 min · 4685 letture

Giustizia, il mio nome era Dike

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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Mi portava in braccio -come una croce- Mi teneva in mano -come un coltello- Ho accarezzato della sua cecità le bruciate ciglia, ho camminato nel suo giaccone, e sofferto come una sfinge, dopo la fine di tutti gli indovinelli. E ho sentito, solo per un attimo, tra la sabbia e il deserto, la sua voce, e la pulce nera, tra le grigie e le azzurre silenziose vedove perbene. Avevo cori nel petto, -mi hanno strappato il cuore-, avevo greche korai –vergini, immacolate-, tra il peplo, avvolto in una –marmorea- Nike. Mi hanno chiamata con i nomi delle Dèe, dei delitti e delle colpe, con gli occhi delle Furie, e l’innocenza delle anime -martiri- naviganti su strade, di legno –di fuoco- -d’inferi- e d’urla. Mi hanno appesa, con un filo e una benda, tra la Spada e la fragilità della Bilancia.
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Dike: Giustizia, la divinità della giustizia greca, figlia di Zeus e Temi, proteggeva i tribunali, fu identificata anche con la vergine Astrea. Nike: Vittoria, la dea alata della vittoria, raffigurata come una vergine alata. Korai: sculture greche rappresentanti le fanciulle.

L'autore
Giorgia Spurio
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Commenti (1)

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D
DarioC 8514 novembre 2011

Davvero difficile da commentare... Cos'è la giustizia? Chi può dire di averla?... L' undicesimo verso mi è sembrato un po' scontato... Vista l'originalità dell'autrice sono rimasto sorpreso... Non mi piace molto neppure la scelta stilistica degli ultimi tre versi della penultima strofa (da "-martiri-" a "...d'urla.") Bellissima invece l'ultima strofa: la giustizia appesa con un filo (quindi in modo precario) e una benda (quasi fosse la dea della fortuna), tra la spada (la legge del più forte) e la fragile bilancia (tribunali che non sono spesso all'altezza)...Così l'ho interpretata: una bellissima immagine della giustizia, e dell'incertezza del suo significato...