Treno
Corre sulle rotaie,
cavallo di ferro
sbuffante e sudato.
Se ne va attraverso la natura delle campagne,
piega i fiori ai margini,
li spezza, li spazza via.
Un treno inarrestabile
nella sua follia,
la folla indifferente nella sua pancia.
Notte, chiara e illuminata notte.
Chiome accarezzano le stelle
e luna brillante sorge.
Falene svolazzanti,
qua e là corrono,
a formare un tappeto d'ali
che porti la notturna dama
fino in cima, fin lassù,
dove a mirarla si perde la voce.
Orsù dunque, oh madre mia,
a tal punto una questione
opprime il cuor mio sì fragile,
come onda che tracotante di furore
su spiaggia e sabbia s'infrange.
Che dopo tali e tanti mali,
scempi e sgarri,
ancor la forza trovi
per ogni sera alzarti
a guardar di tal nostro mondo.
Oh quale immenso amore ti spinge,
oh quale tenacia qui ti porta.
Ma se fosse codesta la volta ultima,
l'ultimo tuo nascere e morire,
io ne sarei lieto e gaio
e lo capirei,
e l'umanità tutta forse
alzando gli occhi al cielo
soffrirebbe il vuoto,
immenso e orrendo.
Passa rumoroso il mostro di ferro,
sbuffa, e fumo sale,
fino in cielo a oscurar la Bianca Dama.
Ed è il nero dell'indifferenza
di mille automi,
di mille cuori di latta.
È il marcio che sale,
ed è la morte dell'ennesima luna persa.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!