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Riflessioni 12 novembre 2011 · lettura 1 min · 2833 letture

Sul (sor) riso

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Certe persone mai la bocca al riso atteggiano, neppure ad un sorriso: sono assai prese, ben probabilmente, da importanti pensieri della mente. Però, se si va in fondo, poi ci appare che quei pensieri di portata tale da chiudere le porte al buonumore sono di consistenza assai inferiore: assai inferiore a quella che propina natura con la sua risata fina, che si beffa di quanto ha escogitato la nostra mente umana contro il fato. C’è chi tratta le minime sciocchezze con dei riguardi, con mille accortezze, il senso confondendo della vita con una serietà sempre esibita. Oltre che per la lingua, l’animale non è considerato pari, uguale all’uomo perché mai non si concede il sorriso, che proprio non possiede! Umberto Eco mi darà ragione: "Il nome della rosa" è l’espressione di chi provoca incendio di convento perché non prenda il riso sopravvento.
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Forse perché mi sto rendendo conto che, con l'età che avanza e a causa della società sempre più disumanizzante in cui viviamo (troppo tecnologica da un lato, e troppo teocratica per alcuni gruppi dall'altro), è sempre più difficile (sor) ridere (e nel nostro sito, ad esempio, "Comicità" e "Satira" sono tra le categorie meno sfruttate; insieme hanno appena 2780 poesie pubblicate, contro le 65535 di "Amore": ventiquattro volte di meno!) , credo che dovremmo sforzarci di tener conto delle parole che Guido Almansi scriveva nell'introduzione (pagg. 9 e 10) del suo libro "Amica ironia", ed. Garzanti, 1984: "Heine affermava che il supremo ironista era Dio, 'il grande autore dell'universo, l'Aristofane del cielo... ' (...) E' sempre opportuno dare la giusta importanza a questa funzione retorica che può colorare di sé ogni esperienza e forse addirittura ogni emozione. (...) Io credo che bisogna selezionare amici, mogli, dentisti, idraulici, amanti, avvocati, camerieri, psicanalisti, piastrellisti, guru, osti, scrittori, elettricisti, colleghi, giardinieri, dottori, parrucchieri, pittori, massaggiatori, confessori, decoratori, secondo il criterio dell'ironia. (...) Pensate, poter vivere in un villaggio ideale in cui l'ironia facesse parte integrante ma non codificata del sistema di comunicazione. Per questo villaggio io rinuncerei alla città di Dio, all'isola di Citera, al regno della giustizia, alla 'ville harmonieuse', al giardino dell'Eden, al paese della cuccagna (...) "10 gennaio 2015
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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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