Monshō o l'araldica della follia
Barbara Golini
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strano a dirsi il silenzio ch'avvolte pregato e inspiegato
lascia tracce lontane nella fanghiglia d'un bosco novembrino
tra l'odore di funghi bagnati dalla brezza e foglie macerate a vivo
anche i tronchi segati a dovere giacciono a mo' di riposo
non sovrastano che rami coprenti un sole pallido e tanta foschia
provo a sussurrare aliti di vapore mentre qualcuno mi sfreccia sotto il naso
facevano jogging quegli umani passi regolari sapor di gomma che scricchiolavano
eppur quel campanello ricorda ruote di bicicletta inumidite all'imbrunire
non ricordo più qual è quell'albero nel quale il picchio batte con insistenza
a volte per ore che sembrano attimi infiniti si fa sentire forte
mentre a cavallo gira la polizia in cerca di nessuno
solo d'un posto in cui lasciar trottare la giumenta anch'essa a zoccoli alterni
buttando una parola qua e là, ritrovo simboli d'araldica memoria
fatti di foglie muschio a ratafià condito con carne al sangue
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L'autore
Barbara Golini
Sinceramente a me non serve proprio nulla, se non il mio animo (M.Cvetaeva) Grazie. Barbara ....non ho mai iniziato, né mai finito.......
Commenti (1)
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EnzoL15 novembre 2011
lo trovo un testo geniale, metafore che sanno di ombra, di nebbia ... foschia lisergica... mi ci sono perso completamente. con il tema musicale suggerito poi è uno schianto!

