Arpa Celtica
Maurizio Melandri
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Ho suonato il tuo corpo
tutta la notte
come un’arpa celtica
emanava sospiri e languori
sinuosi attraversavano l’aria
onde temerarie
e senza ormeggio.
Ebbra
nel dormiveglia
forse cosciente
forse no
volutamente assente
inesperta e fragile
ai miei occhi adoranti.
Le braccia diafane
abbandonate
all’alba ti sussurro
sillabe impronunciabili .
Ti guardo rapito
come non fossi più
creatura umana
ma una corda di violino
muta e tesa.
Appendo al ramo
le mie parole
perché ora
desiderio incalza
e nel silenzio più assorto
mi chiedi di sfamare
la tua voglia.
In essa, ardente
mi addentro.
Vorrei esserti ovunque
come acqua piovana
che invade ogni terreno anfratto
durante la piena della tempesta.
©
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L'autore
Maurizio Melandri
Si può definire quello che si é usando parole più o meno appropriate, termini anagrafici e sociali che tratteggino il proprio inserimento in questa società od il malessere di viverci... Poi c'è un modo più sottile e veritiero di descrivere quello che si é ed è rappresentato dal proprio mondo interiore, dalla prop
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