Parole che crepitano nel fuoco
Gianpiero De Tomi
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Potrei passare, da ogni fenditura sporca
per raccogliere le chiacchere della gente
ogni sillaba sarebbe mia, ne farei collane
da vendere al mercatino ad oriente
prima che le sere, siano riflessi scarlatti
prima che le luci di natale sia accese
ed il bambino pianga sconsolato
per un capriccio che dimenticherà subito.
Le fessure potrebbero ospitarci, per sempre
sacrificati alle distanze delle pietre
riempiendo gli spazi vuotati da echi
che sarebbero ogni volta sulle bocche
nascendo docili, nella vibrazione senza limite.
Incrinature nella pietra, nel legno, sul pavimento
sarebbero tutte nostre, per scivolare svelti
come serpi, quando sfuggono al piede lesto
come piccoli vermi gonfi di foglie di loto.
Saremmo, languide striscie piegate
cascate d'immagini della vita
illuminate da ogni possibile ambiguità
abiti stracciati, da spigoli sporgenti.
E nascoste nel profondo, come un tesoro
- un punto, sulla mappa ingiallita dal tempo -
parole che crepitano nel fuoco
disciolte fra le lingue di fiamma
nella linea contorta ed ambigua
di sguardi senza pupilla.
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Gianpiero De Tomi
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