Per ricordare lei
Giorgia Spurio
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-Perché ho bisogno d’amore
come una rosa rotta-
Così diceva la canzone,
in un inventato inglese,
in un sottofondo di chitarre isteriche
e nell’estasi di un volto
di cipria coperto –e bello-
le ciglia -invisibili- del Giappone.
-Ho bisogno-
Ripeteva, scandendo le lancette di un orologio
-pieno d’acqua-
Fermo all’ora eterna di un tempo che –tanto-
-secondo te- non si gela.
E tu guidavi, oltre le linee che rigano le auto,
oltre gli incidenti che incontrano vite,
e ferro –metallo- e freddo...
E dicevi: “Al termine di ogni marmorea sconfitta,
l’autostrada riprende le sue anime,
Caronte non ha un traghetto,
e ogni giorno paghiamo alla dogana.”
Gli occhi avevano del rosso
sul bianco il sangue lieve delle stanchezze,
e i tergicristalli ruotavano –su- per riscendere –giù-,
e le piccole sfere che ci buttava addosso
-come insulti- pesanti come grandine,
così il cielo ci rigettava le preghiere sulle schiene.
E dicevi: “Se Amore fu procreata...”
Poi ti fermavi,
le nuvole si spostavano,
giganti di solfurea aria rosea e di pesco,
e di violaceo acquerello che ha il respiro
della rugiada e della brina scrollata via
dalle ali delle piccole falene trasparenti.
Posavi la mano sulle labbra,
-per tacer menzogne-
ed io sapevo perché.
Per ricordare lei.
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Giorgia Spurio
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