Visita al cimitero
Non mi è parso vero
quel che vidi al cimitero
il giorno che, per non litigare,
accompagnai la moglie a suffragare.
Il luogo, lo pensavo officioso,
sereno, solatio, silenzioso;
ahimè, non era catacombale,
sembrava un mercato generale.
I vialetti alberati
erano affollati
non da persone meditabonde,
ma da baraonde
che parlavano del più e del meno
come fossero in luogo ameno.
Alcuni, con fare divertito;
altri, in modo disinibito,
andavano per tombe e cappelle
raccontandosi storielle.
Sorpreso, ma non stupito,
docilmente la moglie ho seguito
nel giro psicotizzante,
imposto da moda imperante,
che quieta l’animo turbato
quando i morti ha visitato.
Cambiai osservazione,
ponendo attenzione
non più agli allegri viventi
ma ai taciturni giacenti.
Qualche epigrafe tombale
mi suscitò sdegno totale,
come pure l’architettura
di tombe senza misura,
fatte solo per veder dei vivi la rozzezza,
non per ricordar del morto la gentilezza.
C’erano loculi cesellati
come oggetti raffinati:
alcuni, avevan proclami affettuosi:
nascondono passati litigiosi?
molti, hanno aspetto imbarazzante
anche per la salma albergante;
pochi i loculi dignitosi;
pochissimi i misericordiosi.
Senza polemica miscredente
e fuor di retorica suadente,
me ne uscii con molti disappunti,
perciò non pratico il culto dei defunti.
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