Lascerò che sia

Riccardo, naturalmente è un nome di fantasia di un solitario nel deserto dell’anima. Lo immagino con un cuore grande, capace di ascoltare quel sole che gli entra dentro l’anima, intento a colorare i suoi sogni che vive fino in fondo e di addormentarsi, disteso sulle nuvole, convinto di camminarci sopra, a volte è a
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Versi che da subito lasciano pensare alla malinconia che li abita, alla difficile convivenza con sè stessi, dove il pensiero riesce, però,ad allontanarsene, nel momento in cui solo lo stordirsi"lungo le vie affollate della città"come scrive l'autore, con i suoi rumori, con il suo vociare, può riportarlo in quel mondo che gli appartiene e dove, aspetterà paziente che la pioggia lasci il posto al sole e la solitudine si dilegui nell'armonia di un pensiero vestito di nuova vita. Una poesia che man mano si procede nella lettura, coinvolge e fa riflettere come un'anima possa passare con la forza della propria volontà, dallo stare male a quello stato di speranza che non va mai a morire. Bella!
Silenziosamente, scivolarsi al fondo dell'anima e perdersi nella propria assolata, seppur buia solitudine... per ritrovarsi, prima o poi. Struggente! Pervasa di malinconica inquietudine.

