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Riflessioni 6 dicembre 2011 · lettura 1 min · 1479 letture

Parole al vento e cenere sul capo

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Paolo Morganti 1117 poesie pubblicate
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Seppur, con pedi in punta, leggere piume dritte, tesi i tendini d'Achille, gonfi i cuori venosi lucidi, scarpine rosse da fiaba indossi, che magiche incantano leggiadro esegui volteggi e passi di danza del balletto che metti in scena ad arte, ricordati della pachidermica zampa ch'affonda. Anche se usi gentil modo per esser cortese nell'astratto tatto che a dismisura spargi attento a non pizzicar corde tese dello stradivari stride la gentilezza con il tuo megalomane atto. Nonostante mantieni passo incerto nel buio pesto con il piombo fuso che t'appesantisce, nel terreno che giocondo frequenti spesso, metti attenzione agli inciampi e ai fossi. Se tutta la cenere, giunto in quel di Canossa sparsa su quel tosto capo per la perdonanza, non bastasse a rinnovellar nobile sentimento allora vanga e comincia a scavarti la fossa.
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Video tratto dal film L'Ultima risata di FW. Murnau del 1924 (Germania) musicato dai Drunken Butterfly, in cui è proposto il sentimento del pentimento.

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Paolo Morganti
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Commenti (6)

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se il pentimento non è sincero a nulla serve, chi maschera la propria natura, viene sempre scoperto, complimenti, notevole riflessione

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cristina biga6 dicembre 2011

è inutile pentirsi solo superficialmente e non col cuore, senza dimostrare con atti il vero pentimento... riflessione profonda ed intensa scritta in bei versi dal poeta... complimenti...

EnzoL6 dicembre 2011

eh! ne ho viste di ceneri sparpagliate sulle teste... e piagnucolanti bocche invocare perdono... ma poi nei fatti... beh nei fatti credo che il pentimento sia dono divino, non affatto facile e opera del cuore... condivido

DonnaFPgreeneyed6 dicembre 2011

Per come la leggo io, ma forse mi sono persa delle puntate di qualche affascinante storia, la interpreto in una riflessione con relativo destinatario. Non necessariamente il protagonista riflettente, nemmeno uno solo a dir il vero ma certamente, esimio penitente che, pubblicamente, per dirla come il Poeta: s'invia a Canossa e come Enrico IV al cospetto di Gregorio VII, si umilia per far annullare la scomunica. Nel caso della lirica, sembrerebbe solo per ottenerne beneficio non certo per reale pentimento. Ne segue un monito a coloro che, si comportano in tal modo. I posteri ne potranno constatare la veridicità, nel tempo. Poeticamente descritta acquista un fascino particolare d'ode al simil- pentimento.

Angela Fragiacomo6 dicembre 2011

Ancora rido e sorrido!!! Feroce ed emblematica, questa lirica mette a nudo l'oggetto dell'attenzione del poeta, cesella e confeziona un'immagine che lascia ben poco all'immaginario... e la chiusa è da fibrillazione! L'avrei incastonata tra quelle di satira, ad ogni modo arriva a segno! Speriamo solo si redima in tempo, il giocoliere... Ottima in tutto... m'inchino...

Fiammetta Campione7 dicembre 2011

Leggendo mi è subito venuto in mente lo scenario politico di questi giorni... chissà perchè... D'accordo con Angela, anch'io la vedo bene nella categoria "satira"... Facile sbagliare e chiedere ogni volta scusa, come se scusandosi si potesse annullare tutto e ricominciare... se non si comprende veramente, a poco serve cospargersi il capo di cenere. Interessante e godibile lirica, la chiusa è speciale!