Cognito... ergo affondo

Mani Divine plasmano fragili statue
argilla rossa clastico sedimento
della dura roccia madre erosa,
modellano inanimi poltiglie
d'arenata creta.
Percorri, miserevole, asfalti lastricati
di porcellane pregiate, mosaici maiolicati,
scivolano flagellati i piedi nudi
fino all'aurora che la notte dei tempi squarcia.
Ai lati ricomponi alberi di cartone sagomati,
ari campi ricchi di neri polimeri
sui fili di nylon corvi di vinile
si lisciano ali catramate.
Dentro l'ampollosa città trasparente
soffia l'ossigeno chimico inodore
mentre gocce rosse di mercurio
ticchettano sulla volta vetrosa.
Tra sguardi vuoti circospetto ti muovi
trattieni il respiro ch'appanna denso di calore umano
le biglie di vetro degli occhi dei replicanti
mentre i virus stendono il vento finto igienizzante.
Programmi microchippati, schede mentali
processori di memorie senza ricordi
svendono le paure per le mete sconosciute
e le ansie svaniscono negli impulsi elettronici.
Resti assiderato nel ghiaccio globale
l'anima si ritrae fredda e spenta
dal gelo che brucia le ossa
ti consumi nella metacognizione.
©
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Commenti (2)
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Citarei Loretta Margherita7 dicembre 2011
il progresso spersonalizza l'uomo, complimenti notevole poesia
carla vercelli7 dicembre 2011
E' un percorso doloroso e suggestivo quello che traccia il poeta nei versi... dalla Creazione Divina alla creatività umana, l'arte e ai lati la scienza e la tecnologia che insieme al progresso prospettano un quadro di decadenza e distruzione. Veramente condivisa e apprezzatissima.
