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Riflessioni 7 dicembre 2011 · lettura 1 min · 2882 letture

Il muro

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Non sono certo i pugni che consentono d’abbattere quel muro, ma neppure i vani sogni che poi t’addormentano davanti a tante pietre fredde e dure. Basta sentirsi a volte un poco lucido, e trovare quel foro che mai manca, per sgretolare dopo in modo placido l’ostacolo, laddove altro uomo arranca.
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Questa poesia prende spunto da una storiella araba. Tre soldati devono penetrare in una città difesa da un possente muro: l’occidentale, ebbro di alcool, lo prende a calci e pugni per abbatterlo, senza ovviamente riuscirci; il cinese, oppiomane, vi si addormenta davanti; e l’arabo, che fa uso di hascisc, si concentra e trova una fessura, agendo sulla quale riesce finalmente a entrare nella città.

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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (1)

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estro non diede beltà7 dicembre 2011

I muri sono dentro di noi, è molto difficile abbattere, li scopriamo sempre poi quando ci impediscono di vivere. I mattoni sono la cattiva educazione, i sacrosanti paterni, materni pregiudizi. Però abbiamo una sempre valida soluzione: l'amore, e certamente non i vizi.(hascisc, oppio, o alcool)