Gli occhi di Dora Maar
Giorgia Spurio
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Aveva la dolce e perfida
-spietata- voglia di scavarmi dentro.
Gli occhi –artiglio,
gatto, e poi miagolio-
il silenzio che l’amante
tortura nel midollo
del proprio osso.
Terrorizzato –la spogliavo-
-innamorato- forse pazzo
La baciavo,
che il nome potesse esser anche Picasso,
ero l’uomo che le guardava...
Anche chiudendo gli occhi
sapeva dove con le mie corde toccavo.
Ho –strusciato- d’amore
fino alle sue rosse –unghie-
gote,
e mi ha d’anima rubato
tra il solletico
che il solo le ciglia all’estasi
raccoglie tra le ceste delle stelle,
e le fontane... quelle del parco.
E la sua sciarpa,
-solo una benda-,
su per il collo del mio cuore-
ed io non parlavo, respiro rotto
nel bacio,
non riuscivo, la disegnavo,
mentre le sue foto
già erano del mio corpo
la preferita prigione,
in assenza di colore.
-E non ditemi-
Non pregatemi, era del suo seno...
E gli scuri capelli...
Mi chiudeva gli occhi da un flash,
e mi taceva i dolori
-chiudendo labbra sulla mia bocca-
Rosea –per favore-
ancora la sua mano,
giù, come una vendetta,
ad accarezzarsi
-dietro l’orecchio- le ciocche...
Ad accarezzarmi
-dietro la schiena- le dita...
D’avido, mi disseto
-di tempere, ritratti, curve,
tempo e donne-
ma ancora... vi prego,
l’ultima notte d’amante.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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DonnaFPgreeneyed14 dicembre 2011
Una lirica passionale, ben espressa tra ricordi, ritratti reali e surreali. Notevole lo stile, scorrevole la lettura, cattura l'attenzione ed affascina.

