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Impressioni 21 dicembre 2011 · lettura 1 min · 3097 letture

Telefonate

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Il telefono ben frequentemente squilla per un bisogno inesistente, per proporre in un modo assai insistente acquisti che non vuol fare la gente. Ed anche se a parlare è un vecchio amico che ricordarci vuole il tempo antico, si disperde nel cavo il suo discorso, non segue la parola il giusto corso. Forse soltanto quando c’è l’amore a fare immaginare quel bagliore che risiede, chissà, nell’altro cuore, può la telefonata dar calore.
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A pensarci bene, neppure le telefonate delle persone a noi più care riescono ad essere del tutto gratificanti.
Scriveva il compianto Roland Barthes in "Frammenti di un discorso amoroso", ed. Einaudi, 1979, pagg. 92 - 93: "Sembra che Freud detestasse il telefono: proprio lui che invece amava 'ascoltare' . Forse intuiva, presentiva, che la telefonata è sempre una 'cacofonia' e che quello che il telefono lascia filtrare è la 'voce falsa', la comunicazione fasulla. Senza dubbio, attraverso il telefono io cerco di negare la separazione (...); ma il telefono non è un valido oggetto transizionale, non è una funicella inerte; il suo significato non è quello del collegamento, ma bensì quello della distanza; la voce amata, stanca, ascoltata per telefono: è il fading in tutta la sua angoscia. Tanto per cominciare, quando questa voce giunge a me, quando essa è là, quando (con molta fatica) continua ad esserci, io non la riconosco mai completamente; si direbbe che essa provenga da dietro una maschera. (...) E, inoltre, l'altro sembra sempre che stia per partire; egli se ne va due volte: attraverso la sua voce e attraverso il suo silenzio: a chi tocca parlare? Cessiamo insieme di parlare: ingombro di due vuoti. 'Sto per lasciarti', dice ad ogni istante la voce al telefono. "7 febbraio 2014
A
L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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