E ancora ste caverne

Vivevo, insieme a loro, appeso ad un soffitto.
Un raggio flebile di luce s'insinuava
e disegnava innanzi a noi le nostre ombre.
Su una parete.
Il nostro esistere schiacciato contro il muro.
Solo i contorni sapevamo di noi stessi
e quel che ci premeva era ingrassarli,
sbranando, divorando, per crescere gonfiarsi e dominare.
Per grazia, o forse malasorte,
io sono caduto e, incapace di riprendere il mio sito,
ho camminato tentato dal chiarore.
E ho visto il sole
cospargere la terra di colori
e un cielo vero con mille prospettive da abbracciare.
Ho visto il mare
ed i miei occhi in quello specchio naturale
e quelle mani che, incuriosite, sfioravano i capelli,
le orecchie buffe, un naso prominente...
e le mie labbra, da dove fuoruscivano sospiri di stupore,
di meraviglia.
Sono tornato indietro a raccontare...
Hanno asserito che sono un mentecatto.
Un povero malato da curare.
Un individuo a rischio da allontanare
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L'autore
maurizio di benedetto
Non sono un "Poeta" di quelli con la P maiuscola, dato che, per esserlo, necessitano delle capacità che io non ho. Mi piace, piuttosto, definirmi un 'poeta a tempo', uno che scrive perché sente la necessità di comunicare, e smette di farlo quando non ha più nulla da dire... Ho scelto 'la poesia' per parlare, dat
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