Ancora una volta il respiro
Gianpiero De Tomi
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Il ticchettio delle gelide, gocce disciolte
sussurra fremente colando dal legno
della mia porta, nella fredda mattina
oltre la strada, il campo, l'orizzonte
sfumature che divergono la nebbia.
La brina è uccisa, dal sole emerso
all'improvviso dietro le case rosse.
Le creature della notte s'acquietano
trovando un anfratto per assopirsi.
Serpenti di luce, volano nell'aria
entrano nelle finestre socchiuse.
Nell'angolo di un sogno dischiuso
resto in un rifugio, di quel mondo
che ha edifici di altezze vertiginose
abissi, dal nero ed invitante fondo
croci dalle corde pronte a tendersi
e fiamme altissime, che bruciano
tutte le carni sino alle deboli ossa.
Le ombre stringono le file sul corpo
gli artigli lasciano segni profondi
mentre vengono trasciate nell'oblio
ed alla fine di quel sogno cangiante
ecco che il respiro è l'abbandono
di pochissime auree illusioni.
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L'autore
Gianpiero De Tomi
Commenti (1)
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alessio carlini27 dicembre 2011
una poesia che prende forma e diviene respiro... si perde la condizione della tecnica e rimane pura ogni sensazione che trasmette... vera- mente bella!

