Perché io... ero azzurra
Giorgia Spurio
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Perché del vento,
è come il rosso
-cade come nuvole,
nebbie dal cielo-
e tra di loro,
i silenzi dei piedi
-muti e nudi-.
L’erba cade come neve,
dalle foglie i tronchi degli alberi,
e respiri,
e mi strinsi la mano,
per aver tatto della mia anima.
E del canto –l’urlo-
come cori –spalancano ciglia
alle guardie degli inferni-
Un bacio, solo un bacio,
fra le cetre per i cerberi,
di un amore illegittimo,
perché –dicevano-
che io ero azzurra,
un diavolo vestito di cielo.
E del singhiozzo –la morte-
come il buio –digrignando i denti,
della notte, e delle angeliche
lucciole, su incollate,
la tortura di una prigione
chiamata costellazione-
Un bacio, solo uno,
dal profumo, -il sapore,
gusto amaro-, di apocalisse,
la chiamarono da ponente
-stridula- eclisse,
perché io ero azzurra, ancora...
-ancora pallida alla luce-,
come... -un angelo, loro desideravano-,
come un demonio vestito di...
-a loro piaceva- il bianco,
ma era sporco... di opaco
-un sogno- scarlatto.
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