Di vento

Picchiava sui vetri la pioggia
e l'amato e l'odiato cadeva nella fanghiglia
l'amato e l'odiato che il fiume portava via
cambiando stagione
Lontano udivo un canto di celeste armonia
un canto eterno negli occhi del cielo
M'innamorava un sussurro d'eterea visione
il sole a trafiggere il bianco
e il cuore sull'onda di una primavera già in fiore
La brace tramutarsi in inferno
in binari ciechi nei silenzi di notti gelate
tenendo tra le mani il volo caduto di un uomo
Un ciottolo
a formare il greto del fiume
La mano tra le rughe indistinte
a lasciar scivolare carezze
e non era che il tempo a scivolar sui miei passi
©
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L'autore
Veitla
Sono nata in umbria, vivo da moltissimi anni a Roma. Nella poesia ho trovato quelle cose che nella vita di tutti i giorni sembravano dimenticanze. Non ho studi scolastici importanti...ma gli esami continuano, vivendo...
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