Un attimo d'infinito
Gianpiero De Tomi
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Trascorsi, che ritornano a fissare i chiodi
su tavole di legno, sotto il ferro ossidato
e le crepe dalla forma di vene squarciate
sono fenditure, bocche dilatate di silenzi.
La dolcezza, sulle labbra sgorga fluente
nettare dell'anima, cosparso sulla pelle.
E occhi che sempre ho amato sono qui.
La prima volta, il vento sfiora l'amore
nelle mia mani, una perla evanescente.
Ma il tempo, è una clessidra frantumata
caduta dalle mani, del saggio asceta.
E mi ritrovo, nella sintonia delle infinità
di fronte alla frammentazione del solido.
Chi potrà mai raccontare la mia angoscia?
La mia mente, spezzata in mille pensieri
che sollevano polveri malsane ed infide.
Mi accorgo di non potermi più fermare
che solo l'oscurità, vi è oltre le mie labbra
ancora la voce, soltanto l'eco nel vento
di fronte alla fragranza, nessuna risposta.
In fondo allo stagno della paura inattesa
presento infine la mia, dal livore carminio.
Ricordi e speranze, in un caotico vortice
le ventose isole, dei dubbi e delle certezze
con un urlo disperato, che scende lento
sulla pelle seccata da antichi fuochi.
E' soltanto un balzo, oltre il puro colore
un attimo d'infinito, un dolore, il nulla.
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Gianpiero De Tomi
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