L'orologio
Mario Contini
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Passo il tempo
a rincorrere il mio tempo,
spedito,
a perdere il fiato
nella scia di un istante
o nel perdersi di un secondo
vivo ogni singolo evento
tra spauracchi di scadenze,
tra lunghe attese e interminabili ritardi
l'esistenza scandita
da inafferrabili attimi
o da flebili e impercettibili palpiti,
nell'impronta di un momento
o nel lampo cieco
d'un semplice battito di ciglia
passo il tempo
a rincorrere il mio tempo,
a bruciare la vita e lacerare ogni destino,
a vivere in continui giorni di luce
ignorando
la tregua delle mie notti
sono dannato in vita
castigato ad inseguire la mia fine,
condannato a raggiungerla
e fissare immobile le nere lancette
nel quadrante della morte
ed è interminabile persino
un solo minuto
quando fissi un orologio.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Mario Contini
Commenti (2)
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Arcangelo Galante2 gennaio 2012
Un metaforico "Orologio" dove il pathos dell'autore, si affaccia in ogni singolo passaggio, per trasmettere sensazioni di smarrimento, di vuoto e di realizzazione di ciascun recondito bisogno, allo scopo di confinarsi in quell'inafferabile tempo scandito da un'anima tormentata, che, a forma di orologio, è diventato un contenitore di ogni sua emozione. Una pubblicazione straordinaria e veramente splendida.
L
Libera Mastropaolo2 gennaio 2012
Ritmo incalzante ed elegante in questa poesia che scandisce il tempo reale ed impercettibile. Davvero molto, ma molto apprezzata,

