Negrieri
antonio alberto fiorino
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Un trittico di vele
solca le onde a ponente,
lontano dalle verdi praterie
del nero guerriero.
La pelle unta dalla fatica,
si tende sotto la frusta
che morde la carne.
Catene e freddi bracciali
rinnegano l'uomo
e il nodo scorsoio
scivola sulla pelle soffocando
l'ultimo gemito di dolore.
Avara è la lingua
che non si spiega
e il ritmo del tamburo,
risuona nei ricordi.
L'orizzonte si colora
di variopinte luci
del sole che muore, ma,
all'alba, le tumide
grosse labbra
urleranno al cuore
una sola parola: libertà.
©
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L'autore
antonio alberto fiorino
Nasco a Maruggio(TA) il 6 novembre 1956. Mio padre, per molti aspetti unico mio punto di riferimento muore prematuramente quando avevo 13 anni. Dopo il trasferimento a Taranto e varie vicissitudini e sofferenze sia affettive che familiari, mi arruolo nella Marina Militare. Compio una lunga carriera da Ufficiale sia a b
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