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Fantasia 8 gennaio 2012 · lettura 1 min · 1707 letture

Doriano* il guitto nostrano

P
Paolo Morganti 1117 poesie pubblicate
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Confusi s'attorcigliano, nel sacco si vuotano secreti pensieri che annebbiano la vista e torturano l'anima, dipana l'imbroglio calca la scena il commediante inventa la recita. Appena il sipario si apre della commedia sciorina il copione mesto o felice che sia l'attimo edotto rende giustizia. Non si possono contare storie che non siano vere o schernire il pubblico onesto con i loro vizi e le poche virtù. Mentre gli applausi scrosciano forte ti rannicchi nel vuoto palco nel dolore ti rotoli nell'angoscia strisci nel pianto t'accechi solo spettatore di te stesso. Hai dato vita ad una romanza hai fatto il giullare, il mago e lo speziale, sgomento allo specchio non c'è nessuno dall'altra parte come un vampiro nessuna figura rifletti è molto dura credi di essere un figo specie di scorfano.
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* = Nome di pura e folle fantasia.

P
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Paolo Morganti
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Commenti (6)

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C

di guitti che s'inventano patetiche storie per attirare l'attenzione ve ne sono molti, apprezzatissimo testo, complimenti

Garbofania8 gennaio 2012

Tragiche e pesanti maschere indossate per compiacere. E quella così umana, mancanza di coraggio, quella sottile e acuminata vigliaccheria. Attori di una Vita fasulla e plastificata. Grande e particolare il Tuo verseggiare. Letta, letta e riletta...

Sara Acireale8 gennaio 2012

La figura del guitto, purtroppo, appartiene alla realtà ed è una forma mentis di alcune persone che amano "recitare", raccontare storie mirabolanti (come se fossero vere) per attirare l'attenzione, per avere un seguito. A lungo andare la recita deprime chi la sostiene e da solo il guitto piange e si dispera... L'autore è stato bravo a rappresentare in questi versi una caratteristica sociale e umana...

EnzoL8 gennaio 2012

una riflessione che condivido pienamente, già la vita di per se è una continua teatralità, con le sue avarizie le sue esplosioni di follia... se poi ci aggiungiamo le star beh... ottima per stile e versi

Patrizia Ensoli8 gennaio 2012

Lirica che suscita pena e desolazione per certe figure che, sostanzialmente vivono una condizione di solitudine e tristezza profonda, tolta la maschera, resta il niente ... Scritta con stile e maestria, molto apprezzata, letta più volte ... Complimenti!!!

Duilio Martino8 gennaio 2012

Mi ricorda quando dipinsi... un pagliaccio...(ebbene si ho fatto anche quello) e mi sono molto a lungo soffermato sulla espressione del suo sguardo... volevo qualcosa che contrastasse con i colori del suo viso e desse proprio quella sensazione di vuoto...(come uno specchio che non riflette l'immagine) . Certamente è stato bravo l'autore (molto più di me che ho usato i pennelli) a dipingere quello sguordo e... chapeau perché ha usato i soli versi!