Malinconia in cellule d'infinito
Grazia Longo
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E alla fine scelgo
quel che mi ha scelto
forse ciò a cui
da sempre
ero destinata
questa malinconia
ch'è silenzioso urlo
smorzato nel fiato
m’esplode negli occhi
mio malgrado
e me la vivo da sola
la mia malinconia
amante senza rughe
e senza età
nell’ombra d’un vicolo cieco
me la bevo avidamente
come un’etilista inveterata
fino in fondo al bicchiere
del vino nero della notte
di giorno ci vado a spasso
in braccetto ridendo
la porto a guinzaglio
nei luoghi affollati
quando può mordere altri
e poi la libero
quando nessuno mi vede
nei prati solitari dell’infanzia
quelli della memoria
che non passa
o sulle viscide scogliere
dell’età matura
dove l’onda dei sogni
taglia le maree di luna
e sposta gli orizzonti
fino a dissolverli
in cellule d’infinito.
©
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L'autore
Grazia Longo
Commenti (1)
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Duilio Martino10 gennaio 2012
E' una grande lirica! Mi ricorda vagamente (Carl Gustav Jung) "Ma tutto è stato come doveva essere; perché tutto è avvenuto in quanto io sono come sono. Meritevole di fiocco e segnalazione. Un poetare intenso e di grande pregio!

