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Introspezione 10 gennaio 2012 · lettura 1 min · 3655 letture

Malinconia in cellule d'infinito

Grazia Longo 1183 poesie pubblicate
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E alla fine scelgo quel che mi ha scelto forse ciò a cui da sempre ero destinata questa malinconia ch'è silenzioso urlo smorzato nel fiato m’esplode negli occhi mio malgrado e me la vivo da sola la mia malinconia amante senza rughe e senza età nell’ombra d’un vicolo cieco me la bevo avidamente come un’etilista inveterata fino in fondo al bicchiere del vino nero della notte di giorno ci vado a spasso in braccetto ridendo la porto a guinzaglio nei luoghi affollati quando può mordere altri e poi la libero quando nessuno mi vede nei prati solitari dell’infanzia quelli della memoria che non passa o sulle viscide scogliere dell’età matura dove l’onda dei sogni taglia le maree di luna e sposta gli orizzonti fino a dissolverli in cellule d’infinito.
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Commenti (1)

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Duilio Martino10 gennaio 2012

E' una grande lirica! Mi ricorda vagamente (Carl Gustav Jung) "Ma tutto è stato come doveva essere; perché tutto è avvenuto in quanto io sono come sono. Meritevole di fiocco e segnalazione. Un poetare intenso e di grande pregio!