Capogiro
Francesco Paolo
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Chi governa la sensibilità
di questo svampito chiarore,
che come un ago brucia
nella risacca di un ventoso
dicembre...
Una dalia vagante drena
il bisogno di lacrime, lì,
un passeggero coglie
le fruste di cento e più
canti
smaltati di rosso- imbarazzo...
è tardi
e beatamente ci si guarda
alle finestre di una nuvola
spezzata, nei dintorni rugge
la tavola dei senzatetto
che quasi mi fermo
a contare il loro pallore...
la lampa accesa di un bicchiere
riempito, si gonfia una striscia
di lana, la riserva di ghiaccio
sui treni è figlia d'infiniti
clamori d'anche e di cuori...
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L'autore
Francesco Paolo
Commenti (1)
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Giusy Cancemi Di Maria10 gennaio 2012
molto bella e sentita in questa notte fredda di gennaio, scalda l'anima...

