Di notte
Giovanni Facchetti
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In lontananza si odon gli schiamazzi
di chi è giovin e non sente la stanchezza
sembran dir: noi siam solo ragazzi
che aspettan dalla luna una carezza
nella strada non si ascolta quel frastuono
di chi impaziente vuol libero passaggio
e del clacson fa sentir l’odiato suono
senza badar dei timpani l’oltraggio
un gufo appollaiato sopra il ramo
par che dica: son padrone della notte
e grida alle prede il suo richiamo:
fuggite che noi non siam marmotte
d’improvviso nel silenzio una sirena
fa sentire il suo urlo in progressione
per qualcuno il dolore entra in scena
e quella sarà una notte di maledizione
nelle dimore son molti a festeggiar
lo si capisce dal cigolio dei letti
che raccontan la frenesia d’amar
di color che sono allacciati stretti
un pover uomo solo e abbandonato
sul suo divano con la TV accesa,
con la sua amarezza, s’è addormentato
consegnando al destino la sua resa
di notte, prima che il sonno ci rapisca,
ognun di quel giorno fa il bilancio
ma quel che conta è che si capisca
d’aver verso il domani nuovo slancio.
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Giovanni Facchetti
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