Freddo interlocutore
Deborah Govoni
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Dagli abiti stracciati allungati di nero,
sollievo dei dolori fisici e degli infermi
chini le tue mani e la tua lunga ascia
su corpi che destinati si avvolgono a te,
bello nel tuo manto tenebroso scruti le paure
affascini nell'ombra come impaurisci nell'oscurità.
L'aria fredda, pace inconsueta
di un semplice abisso, paura che sfiora
brividi che tremano nella pelle.
Eppure dagli anni miei sei distante
ed è solo timore di perdere freschezza
un fruscio di foglie maledettamente autunnali
colora i miei giorni in prossimità della primavera.
Nei giorni d'attesa dischiudo i pensieri
bravura nella mano che taglierà e sarai li in attesa,
fumante ed appoggiato al muro lascerai ancora vita
un occhiolino e mi sveglierò nel caldo abbraccio di mia madre.
©
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L'autore
Deborah Govoni
Scrivo da quando ho 12 anni, per istinto, per ispirazione sopratutto per rabbia...la penna è la mia migliore amica, mi ha salvata ed in eterno sarò riconoscente a lei e a ciò che mi fa scrivere...totalmente persa in quel foglio bianco mi sdoppio e lascio spazio solo alla mia anima...è un piacere immenso ogni volta che
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