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Impressioni 15 gennaio 2012 · lettura 2 min · 4357 letture

Mi innamorai di suo figlio, madre nebbia

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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Mi cucii... Come un ago che il silenzio, ricamava tra le cosce dei lenzuoli, abiti che rivestono nudità invisibili al buio. Dicono che sia nato dalla nebbia, lui così...diverso dalla bianca madre. E mi baciò lacrime di ciglia, -tra le gambe-, era un pianto -viscere contorte- E da sotto il letto ne arrivava il rumore. Dicono ci siano scale –nascoste- Sotto –ogni letto-, che portano all’inferno. E avvolto come da un velo, il corpo che sonnambulo vaga tra laringi si sveglia di soprassalto come il vento che gela le dita fino a bruciarle, come lo schiaffo... Quando ansimi per amore e poi scopri gemiti -sciolti- perché la neve al lutto coprì i suoi figli, margherite con petali trasparenti, come ali e diaspore, come saluti acidi... Prendono fuoco tra benzine cosparse... sulle lenzuola che non hanno che l’impronta del viso e della sua maschera. -La rubai quella maschera- Per confondermi tra la notte e l’alba, per poter insultare –senza farmi sentire- -con attenzione- la luna, che illuminava le nubi basse, senza il permesso di nessuno. -La rubai, sì, quella sua maschera- Per attendere tra gli alberi il bacio che le anime percorrono -che le anime elemosinano- sfiorando i rami d’autunno. E mi addormentai... Fu troppo tardi –svegliarsi- quando il buio riprese già il suo fardello -il suo sorriso di carta e argilla- Lasciandomi nuda sull’umido che sua madre lasciava come rugiada -una strada- da percorrere infreddolita per i miei miserabili piedi scalzi... Verso casa.
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Giorgia Spurio
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