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Famiglia 23 gennaio 2012 · lettura 2 min · 754 letture

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stefano turchi 2 poesie pubblicate
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Il giorno che morì mio padre era un sabato e c’era il sole. Ho ricordi vivi e pulsanti di quelle ore. Chi mi venne a prendere a scuola; mia madre che mi attendeva sul cancello, le recriminazioni di mia zia riguardo l’incidente. La gente. Tanta gente. Presente e composta. Attonita e sfregiata. Da quel giorno diventai quello senza babbo Era una Italia di provincia. Cristallina. Lontana dai botti. Altrove ci si scannava come bestie. Moro e la sua scorta. i giorni dell’attesa. nessun compromesso storico s’ebbe a fare. Io e mia madre abbiamo percorso la vita vedovi di un marito di una adolescenza. Ho pensato spesso a come sarebbe stato se; voli pindarici che non han mai portato a niente Se non a raschiar l’anima con una grattugia. Il bimbo senza babbo è diventato uomo. Babbo a sua volta parla di rado di quel padre. Ha ancora appiccicati addosso svariati frammenti di memoria dove compare lui. Il volto, la risata, le spalle grandi. La voce no; è la prima cosa che perse. Potessi tornare a quel sabato con una scusa, una bizza, riuscissi non farlo andar via Tenerlo con me. Stringerlo come mio figlio fa ora con me. Accudirlo e proteggerlo dal suo destino. Nel tepore di quell’abbraccio, poi, cambiare il mio.
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