Nel reame delle rime
Molto al di là delle prosaiche cime
trai picchi delle odi in versi sciolti,
c'è un reame nomato"delle Rime",
dimenticato, o meglio inviso a molti.
Dei rimatori, ormai tristi e sparuti
discriminati da manie intellettuali,
da poeti e similscrittori malvoluti,
faticano a sopravvivere agli strali.
Nel puro e magico regno di Poesia
inizia del poetare il gran congresso
grandi artisti di parole da ogni via
con tanto di capolavori appresso.
In mezzo a un bisbigliare fastidioso
sale di botto in cattedra un omino
"perdonate il mio fare ardimentoso,
davanti a tal parterre, io m'inchino".
Tra il forte general sbigottimento
e la voglia di cacciarlo tosto fuori,
si presenta il fautor dell'intervento
come uno dei tanto odiati rimatori.
"Vengo a presentarvi il mio disdoro
per lo snobismo con cui ci trattate,
in nome di ques'arte che io adoro,
voglio illustrare a voi in cosa errate.
Quello che si richiede a chi compone
è di mettere in parole le emozioni
come l'attore da vita ad un copione
dei sogni noi portiamo i gonfaloni.
Ci accusate di comporre filastrocche,
versi pieni di melassa e cantilene,
tacete, orsù,chiudete quelle bocche,
che tutto il poetar non v'appartiene.
Son de' rimator cortesi il portavoce
di chi coi versi fa mille acrobazie
ora chiudo il sipario e via veloce
bando alle ciance, evviva le poesie!"
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Commenti (1)
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Francesco Rossi24 gennaio 2012
Versi che hanno una propria originalità. Spesso quando si verseggia, perché di questo si tratta in questa composizione ci si lascia trasportare da sensazioni che in questo particolare caso sono estremamente pertinenti al tema. C'è una presa in giro per presunti apprendisti stregoni che si cimentano con il mirabile mondo della poesia; tutto è lecito ma, a tutto ovviamente bisogna porre un limite? No! Ovviamente perche in qual caso addio fantasia.
