Vivo
Grazia Longo
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Vivo tra l'aspre rocce incrostate di sale
nella marea impazzita degli anfratti
viscidi di alghe oltre la barriera dei coralli
nelle squame effimere del mare al tramonto
nell’infinitezza d’un istante senza certezza
tra un battito mancato e un respiro perso.
Forse non è mia la terra né i suoi aspri sassi
per questo m’affido all’onda incerta prima della riva
quella che si frange tra le scogliere
non più mare non ancora terra,
limiti incerti per non cercare fermezza
dentro l’orma decisa lasciata sull’argilla.
M’è ostile la terra
eppure ne amo tutti i fiori ad uno ad uno,
fino allo sfinimento
può ferirmi il confine falsamente certo degli orizzonti,
la vela che scuote il vento ed inclina lo scafo,
il limite d’un corpo che s’arrende al vizio
il suono lieve d’una corolla al vento
prima del suo disfacimento
la liquescenza fangosa della neve al sole
questo mio lasciarti scivolare tra le mie foglie arse
senza berti per non desiderare d’averti ancora
o addirittura per sempre.
©
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L'autore
Grazia Longo
Commenti (1)
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A
Angelo Sarzana26 gennaio 2012
Trovo bella questa poesia. Essa emerge e si distingue dalle troppo facili esibizioni stenografiche che mi tocca leggere oggigiorno.
