Tu, tu ci sei stato
Nonno, avevi un lato viola
là il torace sembrava incavato
tu, tu nel lager ci sei stato.
Remotamente a volte il tuo cuore
vi tornava
ma stranamente non con amarezza
accarezzavi con il respiro dei pensieri
-tanto era lieve il ricordo, per non svegliare il Male-
i volti dei tuoi compagni
e dei soldati.
A me quasi piaceva quel tuo sommesso raccontare
-anche se dentro tremavo-
perché come nella nocchia indurita
spezzavi il dolore
e vi trovavi nutrimento
Le botte ti volgevano lo sguardo al cielo
la fame alla bocca altrui
e il freddo ti rivelava
l'aspetto del Calore
E un fuoco in me tu hai acceso
ma non quello che distrugge, come fecero allora
-con l'anime feroci-
ma di fiducia
che l'Uomo sa e può imparare
la vera ragione dell'amare.
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Commenti (2)
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Duilio Martino27 gennaio 2012
Bella e delicata questa lirica... e nelle parole del nonno trovo un infinito... Il non voler svegliare il dolore... e coinvolgere i nipoti nell'orrore... il fare in modo che respirino la speranza ed annusino il profumo di un futuro migliore...(senza Orrore). Bella e commovente lirica espressa in versi semplici e delicati quasi come una fiaba a lieto fine... come una bimba vuole che si racconti!
rosanna gazzaniga27 gennaio 2012
Emozionante! Forse è il tempo che riesce a mitigare i ricordi, forse è la saggezza della vita, ma io credo che la bontà di certi anziani, -mi ricordo dei miei nonni- sia qualcosa che hanno sempre avuto nel profondo, e che ci hanno trasmesso come un tesoro prezioso. Lirica intensa, bellissima!

