Il finir del cielo
angelo cora
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Non vedo più quel cielo,
un tempo amico vero
Nel grande suo infinito, d’ azzurro il mio osservare,
un poco ancor miniare
Non scorgo più quel mare, col sole dei tuoi occhi, smarriti
in onde chiare, i miei illuminare, ne’ quel soffiar del vento, da quel
profumo intenso, di viole, di rugiada, la guancia un po’ sfiorare
Solo, nembi ombrosi il mondo mio oscurare, neri immensi flutti
dal sapor del sale, infrangersi nel cuore, quel gelo di tremore,
prima di librare -
Non odo più canzoni di Dalla di Baglioni, nei vesperi echeggiare,
ne’ cuore di fanciullo, conchiglie ancor cercare, tra il gran fuggir
dell’ onda, la rena riaffiorare
Solo, stoni d’ un passato, fischiati dal canneto, fra valve puzzolenti,
un aspro rievocare, laddove poi l’ amato rischia d’ annegare
Il tempo poi m’ insegna, che solo il reale, mostra agl’ occhi al
cuore, abbagli dell’ amare, annientando nel fatale,
quel lieto procreare
Svelto l’ invecchiare mutato dagli eventi nel suo segreto fare,
segnerà impronte d’ un confine, ancora da tracciare
Al finir del cielo, al cominciar del mare, dove l’ animo solo,
discosto dall’ altrui scrutare,
ritrova il bene il male
Nel nudo suo vestito, refuso d'un tracollo,
rimane ad aspettare,
l’ ultimo decollo
©
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L'autore
angelo cora
sono, bianco, fantasma trasparente che s'aggira inutilmente, tra lievi ricordi e grevi sentimenti, ove esondano nel niente, sottilissimi pensieri, in onde impetuose, dal fiume della mente - Lascio comunque al cuore, il tanto ringraziare, quelle gentil persone, che pur non conoscendomi, leggono, a
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