Oriola
Quando d‘ali il prillo
la notte prelude
ed affiorano sul tuo scusso viso,
pallido e assente
gli scuri nei
a puntare, fra lo zigomo e la gota,
l’antica beltà che ti sostiene,
pesante invade
i sensi miei
la certezza dei tuoi piani,
in essi sempre muoio.
Eppur so
che appartieni a un tempo
di lecita carnalità,
dov’io soltanto,
impalpabile spettatore,
dell’ara di bacco, sono,
clandestino abitatore.
E dunque, sola
mi rincuora
la dolcissima natura
che la tralice d’angolo
del tuo sguardo forma,
intantochè,
imprudente frugo,
le scure zone dei tuoi occhi,
il cui fondo, invano, seguo.
Allor disserro le mascelle e,
fatuo, germoglia
sul cipiglio un riso
che d’incalzo sprona
l’animo mio,
alla mercè d’un ultima vita,
alla fantasia delle tue gambe,
che se, con anche un sol dito tocco,
mi sorridono.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
M
Maurizio Brancaleoni5 febbraio 2012
Approfondisci colpi d'occhio personali in una ripresa nuova della tradizione poetico- letteraria. Chapeau.