Non chiamarlo amore
Veronica F
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a mani nude
ti ho combattuto
da te volevo
la verità dell’essere,
sorgente di luce
di quel che chiamavi amore
sfide laceranti
cronometrate sulle dita,
parole di circostanza
sciupavano il tempo
mani a debita distanza
troppo gelide
per una stretta amichevole
attori improbabili
in un teatro aperto solo per noi,
sguardi spenti
recitavano sorrisi,
nascosta in una lacrima vigliacca
l’amarezza della falsa allegria
apparenze a reggere stonature,
dov’eri per davvero
quando andavo via
più povera ed inutile
e l’amore
ansimante ai tuoi piedi impuntati,
né pietà né perdono
poteva invocare
per due,
come noi,
colpevoli perdenti
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