L'attrito
Francesco Paolo
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Ciondolavano mansuete
le nostre polveri, dopo ogni
litigata che ci braccava
la testa.
I polsi sciolti nel desiderio
di viverci, finemente appiedati
come guardie che scolorivano
alla luce di una tempesta.
E gridare la bugia del lavoro,
ogni volta che qualcuno
si macchiava d'isteria.
Porto a spasso l'istante freddo
della mia fuga, fra circoli sdentati
e piantagioni di rudezze.
Domani imbratterò il falò
della domenica, come ho fatto
sempre, rinunciando al canto
di appartenerti.
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