Nihil et omnia
Questo è un singhiozzo, duro senza fine
che io sia un’altra, un’altra qual non sono.
ma salirò fin quando tra le spine
del cuore mio e del corpo mi abbandono.
L’età moderna ci strappò d’un tratto
l’immagine, l’inconscio, l’illusione;
e noi in sordina stipulammo un patto
che eterna suggellasse la ragione.
Adesso noi seguiam col fiato corto
un filo che sfuggendo ci affatica;
non una volta posso averlo scorto
qual viso che non è più faccia amica.
Ma può Ragion spiegare i vuoti oscuri
del senno, o le foschie del temporale
d’angoscia che da qui tra noi si duri
allor che percepiam di vita il male?
Non c’è mai legge che mi sa mostrare
se il pendolo del mondo infin sia vero;
nessun scienziato ch’osi calcolare
divino squarcio su, nel cielo nero.
Ricordi d’una splendida stagione,
di quando ancora verdi eran speranze?
Sbiadite nella buia comprensione
di vita e delle amare sue pietanze.
©
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