Il muro
Le mura premono
contro un corpo
schiacciato dalla gravità,
mangiato dall'atmosfera
e perseguitato da una coscienza
ormai parte dell'aria,
ormai viva sul corpo.
Così la fuga si fa necessaria
oltrepassi un limite oltre il quale l'orizzonte non esiste,
uno spazio infinito che improvvisamente è di nuovo troppo stretto.
Ti perdi
all'interno di un vago paesaggio
che somiglia ad un ricordo nella sua completa opacità,
nel suo stucchevole vuoto.
Il ricordo di quell'amore diventa scaltro
e sfugge alla tua rete.
Si nasconde dietro qualsiasi perplessità,
dietro qualsiasi errore.
E la montagna cresce, si alza, diventa rocciosa e sconnessa e io non sono Icaro.
Io non volo.
Io mi sciolgo a terra e spargo cera ovunque, che si solidifica e mi trattiene.
Divento una candela dalla luce fioca
che piano piano con il tempo scompare,
uccisa,
dal suo stesso fuoco.
©
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