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Morte 13 febbraio 2012 · lettura 1 min · 1408 letture

Il colore del sangue (ad Erika ed Omar)

Ercole De Angelis 40 poesie pubblicate
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Samurai di cartone muoiono, rinascono, ma no, resuscitano. E le guerre, le lance, e le spade che tagliano teste; è impalpabile e rosso quel sangue, non sporca. Quando Peppe, “bon’alma” (buonanima) diceva, perché allora tutti figli eravamo: “Riégge figlie, Riégge forte!”(reggi figlio, reggi forte) La lama affilata affondava profonda; un sussulto di forza e di vita agitava la bestia. “Riégge figlie, Riégge forte!” Le urla di morte laceravan le orecchie, le strade, e il mio cuore. “Steu a accide gli puorche!”(stanno uccidendo il maiale) “Riégge figlie, Riégge forte!” Era caldo, era rosso quel sangue ed usciva a fiotti e sporcava le mani e il mio cuore. “Riégge figlie, Riégge forte!” Era freddo quel giorno e l’odore di sangue e di urina feriva narici e il mio cuore. “Riégge figlie, Riégge forte!” Quel giorno ho imparato la morte.
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Nel 2001, Erika a soli 16 anni, con il concorso del fidanzatino Omar, uccise premeditatamente a colpi di coltello la madre Susanna e, perché testimone, il fratello undicenne. Cogliendo spunto da Annamaria, aggiungo: la morte violenta proposta in tutte le salse in tv, fin da bambini, nasconde la sua terribile essenza. Un esperienza come quella narrata, vissuta da bambino, lascia una senso profondo e in questo caso "positivo" di ribrezzo e dolore quasi cosmico di fronte a questo atto. Mi piace pensare che, se Erika ed Omar avessero avuto una tale esperienza forse ora non parleremo di loro.

L'autore
Ercole De Angelis

nato a Castro dei Volsci, dove vive; sposato, con due figlie, informatico, cantautore. Ha scoperto di avere delle storie da raccontare e le racconta. Il suo primo romanzo: "Il sacro fuoco della regina"(2011) pubblicato su PhotoCity http://www.photocity.it/Vetrina/DettaglioOpera.aspx?versione=16880 oppure come e-boo

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Commenti (2)

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Annamaria Barone14 febbraio 2012

Raccontare l'uccisione di un maiale, quella specie di rituale che si compie nei casolari, le urla, l'odore ed il sangue, uno spettacolo forte, che sconvolgerebbe ben più di una persona. E su questo rituale di sangue e di urla si poggia la poesia dell'autore, ma questa volta non è un maiale ad essere sgozzato ma esseri umani, le sequenze probabilmente simili, in una follia di rosso e di urla da riempire tutti gli incubi del mondo, ed oltre. E' così che si impara la morte? No, assolutamente no, ma accade e ci si chiede ancora una volta " se questo è un uomo"

Anna6216 aprile 2012

Versi potenti e ne condivido l'intento: questi giovani, cresciuti attraverso la rappresentazione del dolore e della morte, dove l'eroe non muore mai, spesso mettono in atto gesti di una violenza inaudita, quasi a voler toccare con mano. A loro abbiamo rispiarmato tutto: un nonno muore? E' volato in cielo. Un tempo anche i bambini partecipavano la morte, venivano accompagnati al capezzale per l'ultimo saluto. Questi nostri giovani, preservati da tutto eppure così fragili...