Di primavera il tepore
angelo cora
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Scorgo, con volto sorpreso,
ciò che dal vetro traspare, lento lo sguardo patire,
il bianco mantello innevato, confonder cose più care
L’ olmo del tutto svestito, arcuato, dal gelo annerito,
di bianco splendore miniato, come fantasma impaurito,
alza le mani al cielo, quasi invito d’ aiuto
Fronde d’ abeti sul colle, ove amavo sostare, nei giorni,
dal’ altrui scordato, il mio pensiero recavo, or pare parte
isolata, perla da neve imbiancata, tracce da bruma lasciate
Persa mi par la panchina, compagna di chiacchiere avare,
ove il seduto per caso, nulla del nuovo portava, solo avanzi,
buttati d’ altrui parole ed azioni, senza fondare pensieri
senza sfiorar emozioni
Il fiume dal volto ghiacciato, mostra laddove ancor vive,
ali da piume in colore, come pattini sul mare, anitre senza
parola, nel lor tentar l’ arrancare
Un volo grigiastro d’ aironi, lambendo leggero il costone,
in quel veleggiato volare, tra fiochi di neve scompare -
Bramando, tra nubi di scuro colore, d’ un raggio
smarrito di sole, di primavera il tepore
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L'autore
angelo cora
sono, bianco, fantasma trasparente che s'aggira inutilmente, tra lievi ricordi e grevi sentimenti, ove esondano nel niente, sottilissimi pensieri, in onde impetuose, dal fiume della mente - Lascio comunque al cuore, il tanto ringraziare, quelle gentil persone, che pur non conoscendomi, leggono, a
Commenti (1)
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Francesco Rossi13 febbraio 2012
La natura è stata poetata in questa composizione in modo naturale dove gli aspetti e le forme assumono il carattere lieve del ritorno alla primavera infondendo tepore in chi legge. Complimenti.

