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Riflessioni 15 febbraio 2012 · lettura 1 min · 2055 letture

Spiritualità

Francesco Paolo Catanzaro 1065 poesie pubblicate
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Cosa rimane della vita quando è condotta all'insegna del "carpe diem" solo quando è soddisfacimento dei nostri egoismi delle nostre pulsioni istintuali senza alcuna ricerca del senso di tutto ciò? Un relitto sulla spiaggia come naufragio d'anima, reclusa nella prigione dei sensi e anelante una spiritualità divina che non è unione di gameti ma sublimazione della propria esistenza.
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L'autore
Francesco Paolo Catanzaro

Si interessa di pittura, poesia, narrativa e letteratura in genere. Ha pubblicato qualche libro di poesia, di narrativa e figura in qualche antologia poetica. Sue pubblicazioni: Il colore delle braci, Cultura Duemila 1994 Il messaggio ed altre storie, Libro Italiano 1997 La memoria,Calabria editore 1997 Effett

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Commenti (2)

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Francesco Rossi15 febbraio 2012

Gran bella poesia dove l'interiorità esce fuori dal guscio per urlare l'indignazione.

C
Cesare15 febbraio 2012

Non posso essere d'accordo su quanto afferma con sconvolgente certezza questa poesia. Il "carpe diem" non è sicuramente una stoltezza, è vivere il presente e dal presente cogliere proprio l'essenza. Il futuro, quello che i "capi" ci prospettano come un traguardo che premierà i buoni non mi interessa. La religione, tutte le religioni promettono a seconda del credo che professano un mondo migliore "dopo" in modo che nessuno possa smentirli, certo che raccontare a una madre che perde il figlio per malattia o incidente che è andato in un mondo migliore beh... non la rinfrancherà e per lei il futuro non ha più senso. Non ho più spazio per scrivere, peccato.