Il canto dei cipressi
Mario Contini
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Largo è quel viale
lungo e tira dritto e gli alberi ai lati
coi fusti all'attenti
la folla che si muove col viso afflitto
è festa triste per l'ultimo degli eventi
dolce quel canto
che mi accompagna
discorda col nero di giacche e sottane
immutata nel volto d'udir non è degna
la calca ch'è sorda tra l'acque piovane
e trema
il mio cuore seppur non mi batte
misero e tetro rimembravo il mortorio
candido or si mostra
con rose scarlatte
l'Anima mi risplende come vaso d'avorio
mi giunge più forte
quel canto lontano danzano in cerchio
tutte l'Anime morte
un Angelo biondo mi tende una mano
lo seguo ridente tra le croci ritorte
sfuma quel feretro e le spoglie mie
m'allontano dal volto di genti tristi
cullami melodia ché un recitar di poesie
letizia sei così grande:
"oh paradiso tu esisti!"
"vorrei solo chiederti o candido Angelo
cos'è il bel canto
che odo fin dall'inizio?
replica prima di condurmi su nel tuo cielo
la curiosità sai,
è sempre stata un mio vizio"...
Lui apre le ali e mi parla puntando il dito:
"cantano per noi
e per tutti i desideri inespressi
al confine
tra vita e morte cantano in coro i bei cipressi".
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L'autore
Mario Contini
Commenti (1)
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EnzoL17 febbraio 2012
un testo che apprezzo per le immagine vivide e visionarie... un viaggio nella morte,... aulica apprezzata

