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Introspezione 16 febbraio 2012 · lettura 2 min · 10330 letture

Ishtar

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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No, non mi lasciare. Sarò come bimba, piccola, che non sa ancora camminare e senza latte –gattonando, per vie, scale, e strade- in cerca di quel Nero, il nero dei tuoi occhi. No, non camminare, non voltandoti, non così... così che ricorderò per sempre lacrime fuse alle spalle. Non così, ché i denti dell’esofago si mordono –lottando tra gli universi dell’intestino- Forse è isteria, quella dal nome soave di una dèa. Perché Madre fui, e divinità della fertilità, stella dell’est, e ora malattia? E ho voluto partorire tutto il gelo sui miei fiori, e ho voluto neve –bianca, al posto del velo- tra i capelli... castani. Forse è isteria, quella dal nome soave di una dèa... O forse è amore... Per cui di te mi porto dietro tutti i tuoi scheletri, tutti i tuoi figli grigi, miopi e soli. O forse è memoria, di argilla e sabbia, tra le dita e le unghie, degli artigiani che hanno tra i canuti capelli l’ebano e il rame del tempo.
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#Ishtar18 giugno 2013
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