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Introspezione 29 dicembre 2006 · lettura 1 min · 1101 letture

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Alessandro Di Marino 146 poesie pubblicate
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vedevo quelle lancette scattare quella carcassa piegarsi sotto il peso del vento e del tempo. quell'aggeggio vedevo disfarsi. Io, figlio di nessuno. Di Roberto, figlio di Giacomo. Io, figlio di un dipinto di Dalì. L'amore che conobbi non mi seppe contrastare Glorioso come io lo ritrovai ad una tavola imbandita. L'amore mio era fu stette morì La carcassa mi si fece incontro con le lancette acuminate che a ogni passo minacciavano una sorte. Nel dilemma che pervade ogni cuore avventuriero non seppi se tirarmi indietro o far conoscere all'orologio il nero fetido mio sangue. Per tanta fredda indecisione son qui - immobile Lungi da sperare un solo movimento - mio o del tempo - Che brandisce e mi minaccia. Ma non giungerà mai
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Commenti (1)

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Pino Penny29 dicembre 2006

una tua interpretazione sul significato di quei storti orologi di salvator dalì? comunque mi è piaciuta.. adm, pino