3
vedevo quelle lancette scattare
quella carcassa piegarsi
sotto il peso del vento e del tempo.
quell'aggeggio vedevo disfarsi.
Io, figlio di nessuno.
Di Roberto, figlio di Giacomo.
Io, figlio di un dipinto di Dalì.
L'amore che conobbi non mi seppe contrastare
Glorioso
come io lo ritrovai
ad una tavola imbandita.
L'amore mio era fu stette morì
La carcassa mi si fece incontro
con le lancette acuminate
che a ogni passo minacciavano una sorte.
Nel dilemma che pervade ogni cuore avventuriero
non seppi se tirarmi indietro
o far conoscere all'orologio
il nero fetido mio sangue.
Per tanta fredda indecisione
son qui - immobile
Lungi da sperare un solo movimento -
mio o del tempo -
Che brandisce e mi minaccia.
Ma non giungerà mai
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Pino Penny29 dicembre 2006
una tua interpretazione sul significato di quei storti orologi di salvator dalì? comunque mi è piaciuta.. adm, pino
