Un candido dolore
Antonella Scamarda
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Non temere il vento improvviso
che turba la mia voce
quando il tuo respiro inerte
s'addormenta
sul grido perennemente insonne
del mio cuore.
Temi la bora che strina
il mio silenzio
quando l'ali piegate spiumeranno
lungo i fianchi, tremanti di
stanchezza.
Oggi ho lacrime ancora
e ancora nevi, da sciogliere
nel fiume impetuoso del
mio petto.
Temi la rugiada che non saprà
cadere sulla rosa
se il freddo gelo dell'indifferenza
inaridisse gli occhi.
Se la memoria indugia
arde e tace
non temere la tristezza che
asciuga le parole.
Temi la ruggine sul muro
dell'oblio
il ragno che tesserà il tuo nome
con fili d'amarezza.
Sei respiro e silenzio oggi
lacrime e neve
la piena di un fiume da guadare.
Sei azzurro senza fine su un candido
dolore.
Oggi sei cielo
dov'io mi levo, senza poter volare
©
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L'autore
Antonella Scamarda
Commenti (2)
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Rita Minniti27 febbraio 2012
Una sorta di rassegnazione è quanto si riesce a percepire tra questi versi, dove persino il dolore diventa carezzevole, così incisivamente descritto, così magnificamente sentito, nonostante, la tristezza che accompagna ogni parola, ogni pensiero. Un dolore profondo, troppo ancorato all'anima, per riuscire a cercare uno spiraglio di luce, dove neppure il vento potrà mai sfiorarlo o portarlo via. Dove neppure il respiro potrà mai respirare perchè tacerà nel silenzio, laddove tentare di volare non serve se, neanche le ali, sanno più volare. Tremendamente bella e sentita fin dentro il cuore. Complimenti!
Francesco Rossi17 luglio 2014
Bellissima poesia ma a parer mio la rabbia genera l'indifferenza.


