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La pioggia batte forte
- fortissimo - sulle tavole di legno
della nave.
Grosse gocce d'acqua mi insultano
cappello e giacca a vento.
Il capitano mi ha detto
di andare sotto coperta.
Ma ho preferito star qui
seduto a infradiciarmi.
Non so se aspetto un fulmine
o solo che spiova.
Ah! che bella questa nave
che continua la sua rotta
anche dentro cotanto
infuriar di natura.
Non perdo d'occhio il timone
che a stento vedo
nella frenetica notte
in mezzo al mare.
Ho tanto agognato questo giorno
e adesso temo le sue fattezze
il suo prorompente sorriso.
Neppure l'albero maestro
è immune agli scricchiolii del legno.
Ma non si sta assestando, no
sta riconoscendo onore all'acqua
inchinandosi pian piano.
Fatico a rimaner seduto
a tenere gli occhi aperti
persino a respirare.
Non c'è modo di pensare
perchè non riesco a udire
altro che tonfi.
Il cielo è impazzito
le nuvole mi scaricano addosso
tonnellate di fiaccole spente.
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Commenti (1)
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D
Daniele Piredda2 gennaio 2007
Mi affascina il tuo modo di scrivere e questo basta. Titoli o non titoli, non cambiano il contenuto. Davvero bravo!